Generazione Albertarelli

Quando sono sul fiume non m'importa nulla della marca del mulinello o della lunghezza della canna... Mi siedo su un sasso, accendo una sigaretta, guarda l'alba che esploderà tra pochi minuti e mi chiedo se prendero' pesci, se ho senso dell'acqua. Gia', il senso dell'acqua è l'unico "attrezzo" da pesca del quale mi preoccupo: la capacita' di leggere il fiume e i suoi pesci. Che esista il senso dell'acqua non l'ho imparato sulle rive di fiumi e torrenti. No, l'ho imparato nei libri, in quelli che da ragazzo mi hanno fatto sognare, i libri di Mario Albertarelli.
Credo che esista una generazione di pescatori (e di sognatori) cresciuti leggendo le pagine di Albertarelli, l'unico scrittore di cose di pesca che sapeva mettersi in gioco, che non si accontentava, che sognava un mondo di acque pulite e di pesci veri.
Se per tanti anni ho scritto di pesca credo di doverlo anche alle belle cose che ho letto da ragazzino. Beh, oggi, sfogliando le riviste di pesca, cercando tra gli scaffali delle librerie le ormai sempre più scarse pubblicazioni in materia, Mario Albertarelli mi manca. Mi manca la sua visione del mondo, il suo guardare lontano, il suo trasmettere sogni, sensazioni, passioni.
Forse il mondo della pesca italiana si sta dimenticando un po' in fretta del suo unico giornalista sognatore.
Mi piacerebbe pero' sapere che fine hanno fatto i pescatori cresciuti leggendo "A pesca coi campioni" o l'incredibile "L'amo e la lenza", romanzo autobiografico di Albertarelli dal quale ho imparato più cose di pesca che dai tanti manuali in tutte le lingue che ho letto.
Oggi che i pesci sono di "plastica", costruiti negli allevamenti, i fiumi sono senz'acqua, la pesca sembra richieda attrezzature spaziali per essere praticata, mi piacerebbe sapere se la generazione Albertarelli resiste. In quanti siamo rimasti a preferire un cappotto preso sul Ticino alla ricerca di pesci che non ci sono piu', rispetto a qualsiasi trota presa in un laghetto con tanto di sdraio sulle rive.
Senza retorica, ma e' per questa pesca che vale la pena di darsi da fare. L'altra, quella dei laghetti patinati, merita di essere in crisi. Spero in una crisi irreversibile.

Michele Marziani (questo testo è contenuto nel libro di racconti Un Ombrello per le anguille, edito da Guido Tommasi Editore).